Giuseppe Beccari

Giuseppe Beccari nacque a Santa Vittoria d’Alba nel 1921, ma nel 1932 si trasferì con la famiglia a Voghera. Frequentò l’istituto magistrale ad Alessandria e si diplomò nel 1939; ben presto fu chiamato alle armi e partì per Torino dove venne destinato al 91°-92° Reggimento di Fanteria.
Fu poi imbarcato a Bari per raggiungere Durazzo e in seguito il Montenegro; qui, nel corso dell’inverno, visse un momento drammatico quando, circondato dai nemici, rimase per due giorni e due notti nella neve, nascosto in una buca scavata da un mortaio; evitò il congelamento solo perché continuò a muoversi e non si addormentò mai.
Un episodio ben più tragico lo vide protagonista poco tempo dopo: siccome per la sua serietà e affidabilità godeva della piena fiducia dei Comandanti, un giorno in cui era di pattuglia, fu chiamato come portaordini per un compito delicato che assolse con l’abituale scrupolo e un’imprevista celerità; tornato al Comando, avrebbe voluto riprendere il suo posto nella pattuglia, esonerando dall’incarico il Sergente che lo aveva sostituito, ma il militare aveva già organizzato l’operazione. Purtroppo lui e i suoi uomini morirono poche ore dopo in un agguato.
Questo episodio segnò profondamente la vita del giovane Beccari che non dimenticò mai il compagno morto al suo posto per una beffa del destino e forse proprio il ricordo di quel fatto fece nascere in lui il desiderio di istituire un Museo che fosse testimonianza del sacrificio di tanti giovani in guerra.
Rientrato in Italia, nel 1942 frequentò il corso per Allievi Ufficiali nel quale si classificò tra i primi sei; sostenne l’esame finale alla presenza di un personaggio illustre che non aveva riconosciuto perché rimasto appartato, in un angolo poco illuminato della sala: si trattava del Principe Umberto di Savoia che, al termine della prova, si avvicinò al giovane, scattato sull’attenti, e si complimentò vivamente con lui. Fu poi inviato, con il grado di Sottotenente, a Spalato e in altre località della Dalmazia dove rimase fino all’8 settembre 1943. Si trovava a Vodice il giorno 12, quando apprese la notizia dell’armistizio. Le alternative non erano molte: rimanere sul posto e cadere prigioniero dei Titini o dei Tedeschi oppure tentare la fuga attraverso il porto, purtroppo minato. Il sottotenente Giuseppe Beccari scelse la fuga per portare in salvo i suoi uomini. L’impresa riuscì perché la barca aveva un pescaggio modesto; perciò i sessanta fanti di Beccari e sei granatieri, dopo un viaggio avventuroso di tre giorni, giunsero a Civitanova Marche; qui furono lasciati liberi e molti cercarono di raggiungere le loro case. Beccari, giunto fortunosamente a Vogherà, evitò per un soffio di cadere nelle mani dei Tedeschi. Al termine fu congedato con il grado di Tenente e gli vennero  riconosciute due croci di Guerra e tre Campagne Militari. Negli anni seguenti ebbe il grado di I Capitano e poi, a titolo onorifico, fu nominato Tenente Colonnello. Nella vita civile fu Economo del Comune. Nell’arco di quegli anni maturò la convinzione che non bisognasse dimenticare il passato, gli eroismi, le viltà, gli errori, i compromessi, le scelte difficili e sofferte di un’epoca tormentata; per questo iniziò a raccogliere documenti, oggetti, cimeli. Intanto, nel 1968, in occasione del cinquantesimo anniversario della vittoria di Vittorio Veneto, durante la cerimonia che si svolse al Teatro Sociale, notò con amarezza che i diversi volantini celebrativi avevano dimenticato la Fanteria, che pure durante la Grande Guerra aveva pagato un pesante tributo di morti (600.000); allora pensò di rifondare la sezione vogherese dell’Associazione del Fante e, nella sede di via Emilia, cominciò ad esporre, in una stanza, il materiale raccolto. Inizia così un’avventura che, in un crescendo inarrestabile, giungerà alla creazione di un Museo di vaste proporzioni, con reperti anche rari e preziosi, che delineano circa duecento anni di storia locale. Alla sua organizzazione il Comm. Beccari dedicò tanti anni di lavoro, validamente coadiuvato dalla moglie e dai Volontari, in prevalenza dell’Associazione del Fante.
Mentre con l’entusiasmo e l’impegno di sempre continuava a lavorare per il Museo, è morto improvvisamente la mattina del 14 Agosto 2006. Egli continuerà a vivere non solo nel ricordo di chi lo ha conosciuto ma di tutti coloro che visiteranno la “sua” creatura.

Noi vogliamo ricordarlo mentre, dal tavolo del salone delle conferenze, illustrava, con parole semplici e appassionate, il “suo” Museo e tanti episodi di storia locale e nazionale.

Sintesi della testimonianza della Direttrice del Museo,
sig, ra Giuseppina Bellinzona Beccari

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